🟩 Referendum 8 e 9 giugno: quesito 5 – Cittadinanza italiana: riduzione degli anni di residenza
Scheda: Gialla
📝 Testo del quesito
«Volete voi l’abrogazione parziale delle norme della legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di cittadinanza, al fine di ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza legale richiesto ai cittadini stranieri extracomunitari per la richiesta di cittadinanza per residenza?»

🧾 Spiegazione del contenuto
Attualmente, la legge prevede che un cittadino non appartenente all’Unione Europea possa chiedere la cittadinanza italiana dopo 10 anni di residenza legale e continuativa in Italia. A questi si aggiungono, spesso, altri anni per la conclusione della pratica da parte dello Stato.
Il quesito propone di dimezzare questo periodo da 10 a 5 anni, mantenendo invariati tutti gli altri requisiti (reddito, assenza di reati, integrazione sociale, ecc.). La cittadinanza si estenderebbe automaticamente anche ai figli minorenni conviventi del richiedente.
⚖️ Conseguenze della vittoria del SÌ
Se vince il SÌ, il periodo di residenza richiesto per chiedere la cittadinanza sarà di 5 anni (anziché 10) per i cittadini extra-UE.
Effetto principale: più persone potrebbero ottenere la cittadinanza in tempi più brevi, con un impatto diretto anche sui minori.
🛑 Conseguenze della vittoria del NO
Se vince il NO, rimarrà in vigore la normativa attuale:
- Cittadinanza richiedibile solo dopo 10 anni di residenza continuativa
- Tempi complessivi che possono superare i 15 anni in pratica
- Più difficoltà per molti stranieri (e i loro figli) a partecipare pienamente alla vita pubblica
✅ Pro del SÌ
- Riduce i tempi ritenuti oggi eccessivamente lunghi
- Favorisce l’integrazione di persone che vivono stabilmente in Italia
- Allinea l’Italia ad altri Paesi europei che prevedono tempi più brevi (es. Germania, Francia, Regno Unito)
- Permette a molti minori nati o cresciuti in Italia di diventare cittadini italiani prima della maggiore età
❌ Contro del SÌ
- Alcuni ritengono che 5 anni possano essere insufficienti per valutare un’effettiva integrazione
- Timori di un aumento delle richieste non adeguatamente valutate
- Preoccupazioni su un cambiamento percepito come troppo rapido o poco selettivo
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