Festa delle Repubblica 2025: il valore del voto e della partecipazione delle persone ha fatto la differenza il 2 giugno 1946.

Una fila ordinata di donne, con gonne al ginocchio e foulard tra i capelli, è immortalata, in bianco e nero, fuori dai seggi elettorali: è il 2 giugno del 1946 e, per la prima volta nella storia d’Italia, votano anche loro, le donne.

Non più concepite solo come madri, mogli o figlie, ma come cittadine.
In quell’attesa, silente, non vi è una posa, ma solo l’educazione alla libertà, che s’è capito che comincia da un gesto semplice: una croce su una scheda.

Ed è esattamente con una croce su una scheda che tutte e tutti votano per decidere se l’Italia del futuro dovrà continuare a indossare una corona o se dovrà invece abitare i panni nuovi della Repubblica.

Più di 24 milioni di italiani, quasi il 90% degli allora aventi diritto di voto, si recano alle urne per votare e votano per la Repubblica, che vince con il 54,3% dei voti.

Più di 24 milioni di italiani, quasi il 90% degli allora aventi diritto di voto, sceglie di non essere più suddito, ma cittadino e rivendica un concetto ormai dimenticato da tempo, sepolto tra le macerie della guerra e il ventennio dittatoriale e fascista: la sovranità appartiene al popolo e questa consapevolezza va celebrata.

Festa della Repubblica 2025. L'Italia siamo noi.

Cosa significa celebrare la Festa della Repubblica 2025?

Celebrare oggi il 2 giugno, dunque, non significa solo ricordare una data o cerchiare un numero rosso sul calendario; significa ricordare ed esaltare quell’antico senso civico, così sbiadito nei nostri difficili tempi contemporanei eppure così necessario nei giorni in cui la democrazia si mostra come un organismo fragile che si nutre di rabbia, sfiducia, disillusione e stanchezza.

L’idea diffusa che tanto «è tutto uguale, che nulla cambia, che il nostro voto non serve» è una bugia, nonché la più grande vittoria di chi vuole il potere senza essere eletto.

Partecipare alla cosa pubblica non è quindi un’opzione: è il fondamento stesso della Repubblica e, se oggi celebriamo un 2 giugno, è solo perché milioni di persone, allora, scelsero di esserci e, se nel 2025 vogliamo difendere quella scelta, dobbiamo esserci anche noi, non solo in piazza, in corteo o con bandiere affisse ai balconi, ma ogni volta in cui siamo chiamati a votare e a noi spetterà presto mostrarsi o meno eredi degli uomini e delle donne del 1946.

L’8 e il 9 giugno, infatti, si tornerà alle urne e sarà un altro bivio, come fu quello del 1946.
Non si voterà, certo, per scegliere una forma di Stato, ma per decidere che tipo di cittadini vogliamo essere e la speranza/augurio è che si vada con la consapevolezza di chi sa che ogni voto è un mattone e ogni assenza, una crepa, perché oggi come allora il futuro si scrive a matita.

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